lunedì 22 settembre 2014

LA STORIA DI AMIRA. Una storia vera nella società globale del Duemila.



Amira è venuta dalla Libia. Una fuga da una famiglia e una cultura che non accettava la sua autonomia di pensiero e la sua gioia di vivere. 
E fuga anche da un matrimonio obbligato.
In Italia le difficoltà per ‘regolarizzarsi’, per fare i documenti che durano da quasi due anni, e una dipendenza da qualcuno  che, con la scusa di proteggerla, approfitta di lei come donna, dal momento che è sola e che non ha familiari o parenti a cui rivolgersi.
Una situazione confusa anche per lei. Una situazione di cui si capisce che è prigioniera, che cerca di trasformare in qualcos’altro, qualcosa di accettabile con la forza della sua immaginazione e del desiderio di non avere paura.
E’ una donna laureata che lavora, che ama il suo Paese e le sue tradizioni, ma che a un certo punto si è resa conto di non poter più sopportare la situazione di vita in cui si trova, le consuetudini religiose e culturali sono sempre più soffocanti, non le è permesso di avere opinioni e modi di vivere diversi da quelli dati.
Venire in Italia ha significato scoprire una vita in cui puoi decidere di essere come sei e dire ciò che pensi, anche se devi ricominciare tutto da capo e devi imparare una nuova lingua per capire e farti capire.
Il corso di lingua italiana è stata una battaglia (anche tra lei e me insegnante) tra concezioni e modi di vivere l’essere donna. Un conflitto dovuto anche un meccanismo di difesa, il timore di guardarsi dentro ed essere sincera, riconoscere che la strada più giusta per essere se stessi, non è la più facile.
E’ stato anche una conquista di consapevolezza. Ordinare parole, frasi e pensieri, esprimersi, confrontarsi, le ha consentito di trovare la sua dimensione.
Stare nella classe di lingua italiana le ha permesso di  confrontarsi con gli altri in un modo democratico, in un luogo sicuro, dove puoi parlare ed essere ascoltata; puoi conoscere e rispettare altri pensieri ed altre culture perché possono coesistere… Ma ci sono delle regole di una società diversa da conoscere, perchè le regole condivise servono alla tutela dei diritti di tutti.
Samia esprime con i piccoli fiori che mi fa trovare sulla cattedra la sua gratitudine, ha capito di essere capita nel riso e nel pianto. Se non può venire, le dispiace e si giustifica. Sa dove poter trovare qualcuno di cui fidarsi, insieme alla lingua italiana, impara a conoscere i luoghi del territorio e la loro funzione sociale.
E così per me, per lei, la notizia che dà pienezza al traguardo di competenza raggiunta nella lingua italiana, è il fatto che Amira abbia trovato un lavoro e abbia preso un appartamento da condividere con un’amica.
E’ semplicemente questo il successo che cerchiamo.

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